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La storia di RiD e la nascita dei Cantieri

Rimediare in Dialogo e Rete Rimediare

Nel 2020 veniva pubblicato, nella Collana “Pubblico, Professioni, Luoghi della Cultura” della casa editrice Franco Angeli Editore, il testo “Rimediare, Ri-mediare”, curato da Francesco De Biase.
 
Nel saggio compaiono i contributi di 27 esperti in diverse discipline, avviando alcune riflessioni in merito a: il modello di sviluppo occidentale, i rischi dei processi di disintermediazione in ambito economico, politico, culturale e informativo; la cancellazione del welfare; la riduzione del sostegno alla ricerca, all’educazione e alla formazione; la continua messa in crisi e il non riconoscimento delle competenze e dei saperi; le forti accentuazioni dell’individualismo e delle differenze contro il senso di comunità e di appartenenza. In particolare, il testo muoveva dalla convinzione che solo un approccio transdisciplinare potesse aiutare ad analizzare e ad indicare percorsi per affrontare la
complessità della società odierna.

La carta Ri-mediare

Da queste considerazioni nasce la necessità di allargare il confronto ad altre organizzazioni e professionisti che agivano in tutto il Paese per rilevare criticità ed elaborare proposte comuni. Nel 2022 un forum a Bologna “In dialogo: scenari, città, comunità in trasformazione: nuove domande, quali risposte? e uno a Torino “ Luoghi e forme sociali: trasformazioni possibili tra contenitori e contenuti” a cui hanno preso parte oltre 100 organizzazioni e professionisti che operano nell’ambito della cura, della cultura e dell’apprendimento, sono stati i presupposti della nascita della Carta Ri-mediare, una Piattaforma di alleanza tra organizzazioni e professionisti, in dialogo e confronto, anche attraverso un Blog dedicato4 che intende dar voce alle attività e alle riflessioni della community.
Come testualmente recita la Carta “È una piattaforma di interazione collaborativa grazie a cui sia possibile contribuire a delineare ed approfondire: un sistema di valori orientato a trasformare una realtà che appare da ri-mediare unitamente alla consapevolezza che la responsabilità di progettare e trasformare il Paese debba essere condivisa tra attori politici, attori sociali ed economici, i/le cittadini/e delle diverse età e anche tra le nostre stesse organizzazioni; percorsi di trasformazione mediante visioni, obiettivi, metodi e linguaggi; relazioni reciproche che hanno costruito o rafforzato, tra le persone e le organizzazioni coinvolte, un capitale sociale costituito da esperienze, saperi, capacità, competenze e pratiche fondate sulla fiducia, la mutualità e la cooperazione”.

L'appello PNRR

Discendono da questo percorso alcune domande che troviamo alla base di due successivi step: l’Appello e la costituzione dell’Associazione “Rimediare in dialogo”. I temi: Come contribuire ad aumentare la capacità degli individui e delle comunità nel rigenerare il loro ambiente di vita utilizzando al meglio le competenze e gli strumenti disponibili? Come immaginare il futuro di una comunità e di un territorio individuando nella cultura, nei suoi diversi aspetti e concezioni, la strada principale per creare una conoscenza e un sapere funzionali ad incrementare e favorire le personali capacità e aspirazioni? Come prendersi “cura” (nelle sue diverse accezioni) delle persone nei diversi contesti: scuola, infanzia, ambiente, salute, lavoro, medicina, cultura, incrementando le risorse e gli strumenti per www.rimediare.org migliorare la vita individuale e collettiva delle persone in tutti gli aspetti? Come recuperare la dimensione “corporea” scomparsa? E infine, quale educazione e formazione? Proprio da questo ultimo domandarsi, forte è emersa la convinzione in merito all’elaborazione e alla sperimentazione di percorsi formativi capaci di superare la compartimentazione e l’organizzazione a silos dei saperi e delle discipline, per un intreccio e un confronto tra i diversi saperi, le esperienze concrete, le urgenze e le necessità in modo da identificare un livello (che abbiamo identificato come “secondo livello”) che possa delineare una lettura dei processi nelle loro interazioni e nella definizione di fattori potenzialmente comuni di azione.

L'associazione RiD e i Cantieri

I Cantieri Sociali per Spazi e Servizi Collaborativi sono infrastrutture sociali per lo sviluppo e il trasferimento delle competenze necessarie per concepire e supportare nuove forme di comunità.
L’idea di partenza è ci possano essere degli spazi e dei servizi capaci di stimolare e supportare la costruzione di reti sociali. E così facendo, di contribuire a rigenerare il tessuto sociale.
Due decenni di esperienza nel campo dell’innovazione sociale ci dicono che questi spazi e servizi possono esistere e durare nel tempo, ma che questo richiede la disponibilità di competenze relazionali e progettuali, che chiameremo competenze collaborative.
La scarsa diffusione di queste competenze è oggi uno dei maggiori vincoli, alla loro diffusione. Di qui la necessità di consolidare e diffondere le capacità collaborative che l’innovazione sociale ha fin qui prodotto. E, di qui, l’idea di realizzare delle infrastrutture sociali orientate a questo scopo: i Cantieri Sociali per Spazi e Servizi Collaborativi (CSSC).
I CSSC che qui vengono proposti sono dunque delle scuole, ma non nel senso che normalmente si dà a questo termine (luoghi in cui dei docenti trasmettono a degli allievi un sapere formalizzato): sono delle scuole per l’apprendimento orizzontale: infrastrutture
sociali in cui si rendono possibili degli scambi di esperienze tra pari.
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